Pezzi di ricordi ripescati da chissà dove.

Io appartengo a una stirpe nota per vigore di fantasia e ardore di passione. Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma ancora non è risolta la questione se la pazzia sia o non sia l'intelligenza più elevata, se molto di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo, non scaturisca da una malattia del pensiero, da umori della mente esaltati a spese dell'intelletto generale.

Coloro che sognano a occhi aperti avvertono molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. Nelle loro grigie visioni essi afferrano squarci d'eternità, e svegliandosi vibrano intimamente allo scoprire di essere stati sul limitare del gran segreto.

A tratti, imparano qualcosa della sapienza che riguarda il bene, e qualcosa di più sulla pura conoscenza del male. Penetrano, benché senza bussola e timone, nel vasto oceano della ' luce ineffabile ' e ancora, come gli avventurieri del geografo nubiano, "agressi sunt mare tenebrarum, quid in eo esset exploraturi".


Correvo persa nel paese del balocchi...

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venerdì 3 settembre 2010

Pensiero sconnesso n.17


Una sera come tante, seduto sul letto col pc portatile, davanti a me la finestra, e quello che penso sia il nulla. Mi hanno detto che il “nulla” non esiste. Che tutto esiste, e dato che l’uomo dà una denominazione a tutto, non può che essere “qualcosa”. Insomma tutto è. E niente si può denominare con “nulla”. Ma allora perché inventare una parola simile? Se l’uomo dà una denominazione a tutto, anche il nulla è qualcosa…io sono qualcosa? Insomma, si è proprio costretti a prendere parte in questo mondo! Sospiro, divorato dal solito senso di corrosione, di inutilità. Il cuore si sta sbriciolando sotto il peso dell’ansia. Solo. Un punto nell’universo. Così mi sento. Solo in una vita troppo grande, ogni passo lento e cadenzato mi porta verso un inesorabile precipizio. Soli. Siamo tutti soli in questo grande “nulla” della vita. Freak. Così mi sto chiamando ultimamente. Andando sul traduttore di google ho scoperto che significa tante cose, una più brutta dell’altra. Mostro, fenomeno, capriccio, bizzarria, anomalia…aborto. Perché io mi sento così. Io sono così. I miei occhi mi delineano come un mostro e un aborto, forse un capriccio, non come un dono, come spesso provano a farmi credere. “Sei un dono”, mi dicono, col mezzo sorriso sulle labbra, qualcuno ha anche provato a scrivermelo in una fredda chat.


Una sera come tante, seduta alla scrivania, davanti il pc. Nessuno è qua per farti credere che sei un dono, nessuno ti farà mai sentire a tuo agio, abbiamo un mondo così grande e non sembra esserci posto per nessuno. Il problema è che siamo tutti sbagliati a modo nostro, non credi? Nessuno ci va mai bene per quello che è. Ovviamente, non siamo fatti con lo stampino. E ognuno di noi è unico. Alcuni hanno gli occhi azzurri, alcuni sono belli, alcuni sono brutti, altri hanno gli occhi color nocciola, e uno spiccato senso dell’umorismo, persone che apprezzato la vita, e persone che la fuggono. Già. Troppo breve questa piccola e tenera vita, in confronto alla freddezza e alla sconfinatezza della morte.

Freak, così ti descrivi. Mostro, fenomeno, capriccio, bizzarria, anomalia…aborto.

http://collettivowsp.files.wordpress.com/2009/12/diane_arbus_24.jpg

http://phomul.canalblog.com/images/Diane_Arbus_seated_man.JPG

Loro sono i Freak. Sono le persone di scherno, i rifiuti della società, i mostri, i fenomeni, i capricci della vita, le bizzarrie, le anomalie, gli aborti, quelli veri. Persino più di me e te messi insieme. Sei così anche te? E non accetto ironia, non accetto ironia.

Si può essere belli, alti 1.85, avere un fascino tale da incantare gli dei. Ma dentro non ti guarderà mai nessuno per quello che sei…? Ogni tanto bisogna andare dalle persone, prenderle per mano e farle sentire a casa. Oh, no, certo, forse non sei perfetto, ma dentro hai qualcosa che in pochi hanno. Chi sono io per giudicarti? Forse nessuno. Ho sentito solo il bisogno di tenderti la mano nella tua linea sottile di oscurità che ti separa dalla luce.

Si ha tutti quanti un naso, una bocca, fisionomia uguali. Ma dentro, abbiamo uno schema ben diverso. Uno schema che varia da persona a persona, e ci rende unici.

Non abituarti troppo all’oscurità, la luce farà sempre più male ai tuoi occhi, in proporzione a quanto tempo ci rimani, quante stupide parole, pensieri che finiranno in qualche cartella di un pc e col tempo perderanno valore.

Io ti voglio bene.

Scusa se non è abbastanza.



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