Pezzi di ricordi ripescati da chissà dove.

Io appartengo a una stirpe nota per vigore di fantasia e ardore di passione. Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma ancora non è risolta la questione se la pazzia sia o non sia l'intelligenza più elevata, se molto di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo, non scaturisca da una malattia del pensiero, da umori della mente esaltati a spese dell'intelletto generale.

Coloro che sognano a occhi aperti avvertono molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. Nelle loro grigie visioni essi afferrano squarci d'eternità, e svegliandosi vibrano intimamente allo scoprire di essere stati sul limitare del gran segreto.

A tratti, imparano qualcosa della sapienza che riguarda il bene, e qualcosa di più sulla pura conoscenza del male. Penetrano, benché senza bussola e timone, nel vasto oceano della ' luce ineffabile ' e ancora, come gli avventurieri del geografo nubiano, "agressi sunt mare tenebrarum, quid in eo esset exploraturi".


Correvo persa nel paese del balocchi...

Image and video hosting by TinyPic
Image and video hosting by TinyPic

mercoledì 20 luglio 2011

Hobisognodiunamica

Ho bisogno di un’amica.

Ma non di una qualsiasi.

Ho bisogno di un’amica educata, una che mi dica che non le piaccio quando dico troppe parolacce.

Una che mi dica che la maglia che ho stona con il colore del mio smalto.

Una che sappia dirmi in faccia che i miei modi di fare sono poco signorili.

Non ho bisogno di un’amica disinibita. Di una di quelle che mi chiede cosa faccio a letto col mio uomo.

Di quelle ce ne sono troppe.

Ho bisogno di un’amica dal sorriso gentile e dai nervi di ferro.

Di qualcosa di normale e speciale.

Di una di quelle che quando piangi non ti abbracciano, ti porgono silenziosamente il fazzoletto facendo finta che in realtà tutto va bene.

Non ho mai desiderato un’amica così.

Non ho mai neanche saputo cosa fosse l’amicizia.

giovedì 14 aprile 2011

Pensieri sconnesso n 20.

Carla era anziana.

Aveva gli occhiali a tartaruga che le si affacciavano sul viso, e che le moltiplicavano gli occhi attraverso le enormi lenti, costeggiate dall’inconfondibile plastica grigio-azzurra che si intonava con i suoi occhi chiari; aveva capelli bianchi e riccioli, scuriti qua e la da qualche goccia di grigio e quando li guardava si ricordava sempre di come erano neri corvino. Lei li adorava.

Carla era silenziosa.

Scrutava tutto in modo attento e rigoroso, se una mosca si posava sul tavolo, lei la guardava attentamente finché il più minimo movimento catturasse la sua attenzione.

Quante cose osservava, al buio della sua cucina, le bomboniere delle comunioni dei nipoti, le teiere comprate nel corso degli anni, il frigorifero rumoroso, e le foto, poste in alto sopra l’orologio fermo che indicava le dodici meno un quarto (non si ricordava se del giorno o della notte).

A Carla le foto non piacevano, pensava che ogni foto racchiudesse un pizzico di eterna tristezza. Una foto rappresenta sempre il passato. Dal momento che scatta l’eternità rimane incastrata sulla pellicola e lì resta, a ricordarti che il tempo è perduto per sempre. Quanta eternità vedevamo tutti quanti attraverso la macchina fotografica.

Ma questo non l’aveva mai detto a nessuno.

Pensava che le cose quando si dicono a voce alta sono più vere di quando girano nella tua testa.

Carla era sola.

Suo marito era morto da più di un anno. Non era mai stata romantica.

Ma tutti quegli impulsi d’affetto e d’amore che riservava per lui adesso grondavano pesanti dentro grandi lacrime salate.

Ma questo non l’aveva mai detto a nessuno.

Il dolore è sordo, e difficile da comunicare.

Carla aveva buttato via il calendario per non vedere che giorno era, le faceva male, essere incoscienti delle date la faceva sentire meglio, non ricordare gli anniversari felici, le date importanti… chissà magari della prima volta, o del bacio più dolce che lei abbia mai dato.

Carla era speciale.

Avviluppata nella sua vestaglia a fiori, si era sempre sentita diversa.

Ma nessuno l’aveva mai capito. Nessuno si ferma a scrutare con occhi diversi una signora con gli occhiali grigio-azzurro e una vestaglia blu, a fiori.

Questo Carla lo sapeva, e non l’aveva mai detto a nessuno.

mercoledì 26 gennaio 2011

Pensiero sconnesso n. 19


Un professore a scuola ci ha chiesto di scrivere una lettera a un bambino e di dargli consigli.
Non potevo pensare a un bambino qualsiasi, quindi ho immaginato di scrivere queste cose a una mia futura figlia, o a qualcuno che avrà bisogno di una lettera del genere...

Quando sarai grande avrai voglia che qualcuno ti spieghi cosa sei, cos’è Dio, se esiste davvero e molte altre domande esistenziali. Ti diranno impacciatamente che Dio è sopra le nuvole, in un posto chiamato “paradiso”, dove le anime degne riposano. Ci crederai, come crederai a babbo natale e alla befana. Poi sentirai che sono i tuoi genitori a mettere i regali sotto l’albero, ci rimarrai male, certo, ma in fondo lo sapevi già: è bello credere in cose belle. Quando inizierai a pensare al fatto che ti sembra impossibile vivere per sempre, e sopra le nuvole, allora non sarai più una bambina, e inizierai a chiederti cosa sei.

Sai cos’è la morte? In teoria sì, ma nessuno praticamente lo sa.

Avrai un rapporto difficile con questo fantomatico essere chiamato “Dio”, te la rifarai sempre con lui, e non lo ringrazierai mai quando invece succederanno cose belle. Perché è sempre stato così, quindi non sentirti egoista: non sarai né la prima né l’ultima.

“E’ colpa di Dio di tutti i mali del mondo, perché non può evitarli?”

Penserai più o meno questo.

Dio non è un mago, Dio (forse) è un’emozione e una sensazione, e se imparerai a crederci (è più difficile di quanto pensi) lo capirai.

Stai attenta piccola, ti diranno tante cose e molti vorranno prendersi gioco di te, l’essere umano è cattivo, talvolta proprio marcio!

Ama fino all’ultimo millesimo di secondo la tua famiglia, loro sono e saranno il tuo nido, la tua casa, non ti tradiranno mai.

Quando tutti ti volteranno le spalle (e credimi capiterà) loro ci saranno sempre.

Ti diranno che la cosa più importante nella vita sono i soldi, il lavoro, la scuola…

Beh, sì, sono importanti, ma spesso le persone più povere sono quelle con più soldi… dentro sono vuote.

Realizzati spiritualmente: ama, non c’è niente di più bello e sincero, sii onesta e buona prima per gli altri, poi per te stessa.

La cosa più importante di tutte è avere il corpo su questa terra, tanto fredda e crudele, ma la mente nell’infinito.

Lì è dove vivrai per sempre.

Buona fortuna.

P.s. è difficile avere delle risposte, ma talvolta lo è ancora più fare domande. Le parole ti muoiono sul nascere e ti senti una gran stupida. Tranquilla, succede anche a me: sai quante cose avrei voluto scrivere e non ti ho scritto?

venerdì 3 dicembre 2010

òWò

Ci sono meno, ma sono ancora viva.
Attendo nuovi stupidi pensieri sconnessi.

martedì 21 settembre 2010

Pensiero sconnesso n.18

Mi manchi di già tanto..

mi manchi anche per i giorni che devono venire..

mi manchi sempre, anche quando ci sei amore, perché ho sempre paura di non viverti abbastanza ..

venerdì 3 settembre 2010

Pensiero sconnesso n.17


Una sera come tante, seduto sul letto col pc portatile, davanti a me la finestra, e quello che penso sia il nulla. Mi hanno detto che il “nulla” non esiste. Che tutto esiste, e dato che l’uomo dà una denominazione a tutto, non può che essere “qualcosa”. Insomma tutto è. E niente si può denominare con “nulla”. Ma allora perché inventare una parola simile? Se l’uomo dà una denominazione a tutto, anche il nulla è qualcosa…io sono qualcosa? Insomma, si è proprio costretti a prendere parte in questo mondo! Sospiro, divorato dal solito senso di corrosione, di inutilità. Il cuore si sta sbriciolando sotto il peso dell’ansia. Solo. Un punto nell’universo. Così mi sento. Solo in una vita troppo grande, ogni passo lento e cadenzato mi porta verso un inesorabile precipizio. Soli. Siamo tutti soli in questo grande “nulla” della vita. Freak. Così mi sto chiamando ultimamente. Andando sul traduttore di google ho scoperto che significa tante cose, una più brutta dell’altra. Mostro, fenomeno, capriccio, bizzarria, anomalia…aborto. Perché io mi sento così. Io sono così. I miei occhi mi delineano come un mostro e un aborto, forse un capriccio, non come un dono, come spesso provano a farmi credere. “Sei un dono”, mi dicono, col mezzo sorriso sulle labbra, qualcuno ha anche provato a scrivermelo in una fredda chat.


Una sera come tante, seduta alla scrivania, davanti il pc. Nessuno è qua per farti credere che sei un dono, nessuno ti farà mai sentire a tuo agio, abbiamo un mondo così grande e non sembra esserci posto per nessuno. Il problema è che siamo tutti sbagliati a modo nostro, non credi? Nessuno ci va mai bene per quello che è. Ovviamente, non siamo fatti con lo stampino. E ognuno di noi è unico. Alcuni hanno gli occhi azzurri, alcuni sono belli, alcuni sono brutti, altri hanno gli occhi color nocciola, e uno spiccato senso dell’umorismo, persone che apprezzato la vita, e persone che la fuggono. Già. Troppo breve questa piccola e tenera vita, in confronto alla freddezza e alla sconfinatezza della morte.

Freak, così ti descrivi. Mostro, fenomeno, capriccio, bizzarria, anomalia…aborto.

http://collettivowsp.files.wordpress.com/2009/12/diane_arbus_24.jpg

http://phomul.canalblog.com/images/Diane_Arbus_seated_man.JPG

Loro sono i Freak. Sono le persone di scherno, i rifiuti della società, i mostri, i fenomeni, i capricci della vita, le bizzarrie, le anomalie, gli aborti, quelli veri. Persino più di me e te messi insieme. Sei così anche te? E non accetto ironia, non accetto ironia.

Si può essere belli, alti 1.85, avere un fascino tale da incantare gli dei. Ma dentro non ti guarderà mai nessuno per quello che sei…? Ogni tanto bisogna andare dalle persone, prenderle per mano e farle sentire a casa. Oh, no, certo, forse non sei perfetto, ma dentro hai qualcosa che in pochi hanno. Chi sono io per giudicarti? Forse nessuno. Ho sentito solo il bisogno di tenderti la mano nella tua linea sottile di oscurità che ti separa dalla luce.

Si ha tutti quanti un naso, una bocca, fisionomia uguali. Ma dentro, abbiamo uno schema ben diverso. Uno schema che varia da persona a persona, e ci rende unici.

Non abituarti troppo all’oscurità, la luce farà sempre più male ai tuoi occhi, in proporzione a quanto tempo ci rimani, quante stupide parole, pensieri che finiranno in qualche cartella di un pc e col tempo perderanno valore.

Io ti voglio bene.

Scusa se non è abbastanza.



martedì 31 agosto 2010

Pensiero sconnesso n.16

Amare significa tante cose. Elencarle tutte sarebbe impossibile e faticoso.

È grazie alle più banali che capiamo che siamo innamorati di qualcuno, una persona speciale che al nostro cuore sembra unica e speciale.

Capiamo di amarla quando il nostro corpo si infuoca al contatto col suo, quando gli occhi annegano in quelli dell’altro/a e quando toccando le sue mani, ascoltando la sua voce e sentendo il suo profumo sei a casa. Immerso in una sensazione di felicità ovattata, che rende tutto il resto insignificante. Il mondo potrebbe sbriciolarsi e andare in mille pezzi, ma quella sensazione continuerebbe comunque a bruciarti nelle vene… e a farti sospirare dopo un lunghissimo bacio.

È come se in ognuna di queste piccole ma bellissime azioni fossero di metallo, e il cuore una grandissima calamita che attira tutto a se, rendendolo più forte di prima e donandogli una felicità smisurata, una luce densa che ti scalda nei momenti di tristezza.

Poi un giorno accade qualcosa… ti dicono che non ti amano più e il cuore, diventato tutto a un tratto freddo e duro come la pietra, perde la sua forza e lascia cadere a terra le bellissime azioni che un tempo lo avevano reso felice, facendo un rombo assordante.

Come vi sentireste se non aveste lo scheletro? Come vi sentireste se le gambe vi cedessero?

La tristezza è troppo forte, si scioglie in piccole calde lacrime che scivolano sul tuo viso arrossandoti gli occhi.

Mai, mai il tuo amore sarà così forte come quando avrai perso la cosa più bella, fragile e delicata che avevi fra le braccia. Ti mancherà da morire sentire il battito del suo cuore quando ti stringeva a sé, ti mancherà da morire sentire il suo respiro sfiorarti le labbra prima di un bacio, e tante altre cose…