Pezzi di ricordi ripescati da chissà dove.

Io appartengo a una stirpe nota per vigore di fantasia e ardore di passione. Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma ancora non è risolta la questione se la pazzia sia o non sia l'intelligenza più elevata, se molto di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo, non scaturisca da una malattia del pensiero, da umori della mente esaltati a spese dell'intelletto generale.

Coloro che sognano a occhi aperti avvertono molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. Nelle loro grigie visioni essi afferrano squarci d'eternità, e svegliandosi vibrano intimamente allo scoprire di essere stati sul limitare del gran segreto.

A tratti, imparano qualcosa della sapienza che riguarda il bene, e qualcosa di più sulla pura conoscenza del male. Penetrano, benché senza bussola e timone, nel vasto oceano della ' luce ineffabile ' e ancora, come gli avventurieri del geografo nubiano, "agressi sunt mare tenebrarum, quid in eo esset exploraturi".


Correvo persa nel paese del balocchi...

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giovedì 14 aprile 2011

Pensieri sconnesso n 20.

Carla era anziana.

Aveva gli occhiali a tartaruga che le si affacciavano sul viso, e che le moltiplicavano gli occhi attraverso le enormi lenti, costeggiate dall’inconfondibile plastica grigio-azzurra che si intonava con i suoi occhi chiari; aveva capelli bianchi e riccioli, scuriti qua e la da qualche goccia di grigio e quando li guardava si ricordava sempre di come erano neri corvino. Lei li adorava.

Carla era silenziosa.

Scrutava tutto in modo attento e rigoroso, se una mosca si posava sul tavolo, lei la guardava attentamente finché il più minimo movimento catturasse la sua attenzione.

Quante cose osservava, al buio della sua cucina, le bomboniere delle comunioni dei nipoti, le teiere comprate nel corso degli anni, il frigorifero rumoroso, e le foto, poste in alto sopra l’orologio fermo che indicava le dodici meno un quarto (non si ricordava se del giorno o della notte).

A Carla le foto non piacevano, pensava che ogni foto racchiudesse un pizzico di eterna tristezza. Una foto rappresenta sempre il passato. Dal momento che scatta l’eternità rimane incastrata sulla pellicola e lì resta, a ricordarti che il tempo è perduto per sempre. Quanta eternità vedevamo tutti quanti attraverso la macchina fotografica.

Ma questo non l’aveva mai detto a nessuno.

Pensava che le cose quando si dicono a voce alta sono più vere di quando girano nella tua testa.

Carla era sola.

Suo marito era morto da più di un anno. Non era mai stata romantica.

Ma tutti quegli impulsi d’affetto e d’amore che riservava per lui adesso grondavano pesanti dentro grandi lacrime salate.

Ma questo non l’aveva mai detto a nessuno.

Il dolore è sordo, e difficile da comunicare.

Carla aveva buttato via il calendario per non vedere che giorno era, le faceva male, essere incoscienti delle date la faceva sentire meglio, non ricordare gli anniversari felici, le date importanti… chissà magari della prima volta, o del bacio più dolce che lei abbia mai dato.

Carla era speciale.

Avviluppata nella sua vestaglia a fiori, si era sempre sentita diversa.

Ma nessuno l’aveva mai capito. Nessuno si ferma a scrutare con occhi diversi una signora con gli occhiali grigio-azzurro e una vestaglia blu, a fiori.

Questo Carla lo sapeva, e non l’aveva mai detto a nessuno.

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